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Il Quarto Re Magio

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Il Quarto Re Magio


San Matteo non indica quanti fossero i Magi, nel suo Vangelo scrive: ed ecco la stella, che alcuni Magi avevan visto in Oriente, andar loro innanzi, finché giunta sopra il luogo dov’era il Bambino si fermò. Aperti poi i loro tesori gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Dal numero dei tre doni si dedusse che fossero tre e furono chiamati, tradizionalmente: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

Dalla lontana Persia, arrivò un quarto re magio: Artaban, che portava il suo tesoro più raro: le sue tre perle bianche, grandi come uova di piccione, nascoste nella cintura. La strada era lunga e molti bisognosi avevano incrociato Artaban che, generoso con tutti aveva sacrificato una dopo l'altra le tre perle.
«Signore, disse, io vengo separatamente dagli altri santi Re che ti hanno reso omaggio e di cui tu hai ricevuto i doni. Anch'io avevo un dono per te: tre perle preziose, grandi come un uovo di piccione, tre vere perle del Mare Persico. Ora non le ho più.

Sono rimasto indietro e mi sono fermato in un alberghetto lungo la strada. Ho avuto torto. Il vino mi tentava, un usignolo cantava, e decisi di passar lì la notte. Quando entrai nella sala degli ospiti, vidi un vecchio tremante di febbre. Nessuno sapeva chi fosse, la sua borsa era vuota: non aveva più soldi per pagare il dottore e le cure che gli erano necessarie. Signore, era un uomo molto vecchio, scuro e secco, con una barba bianca inselvatichita. Allora presi una perla dalla cintura e la diedi all'albergatore, perché procurasse un medico e gli assicurasse le cure, o se morisse, una tomba in terra benedetta.

L'indomani ripresi il viaggio. Spinsi il mio asino il più possibile per raggiungere i tre Re. I loro dromedari avanzavano lentamente e speravo di raggiungerli. La strada seguiva una vallata deserta dove enormi rocce si ergevano sparse tra siepi di terebinti e ginestre dai fiori d'oro. All'improvviso udii delle grida che provenivano da un vallone. Saltai giù dall'asino e trovai dei soldati che si erano impadroniti di una giovane donna. Erano in parecchi e non potevo pensare di battermi con loro. O Signore, perdonami ancora una volta! Misi mano alla cintura, presi la seconda perla e comprai la sua liberazione. Lei mi baciò e fuggì sulle montagne con la rapidità di un capretto.

Adesso non mi restava che una perla sola, ma almeno quella volevo portartela, o Signore. Era passato il mezzogiorno: prima di sera potevo essere a Betlemme, ai tuoi piedi. Fu allora che vidi un paesino al quale i soldati di Erode avevano attaccato il fuoco e che ormai era tutto in fiamme. I soldati stavano uccidendo tutti i bambini dai due anni in giù. Vicino a una casa in fiamme un enorme soldato faceva roteare un piccolo bambino nudo tenendolo per la gamba. Signore, perdonami, presi la mia ultima perla e la diedi al soldato e questi riconsegnò il bambino a sua madre che fuggì via stringendolo forte sé.
Signore, ecco perché ho le mani vuote. Perdonami, ti chiedo perdono!
»

Quando il Re ebbe terminata la sua confessione, ci fu nella stalla un grande silenzio. Egli stette per un po' con la fronte appoggiata per terra. Il Bambino Gesù lentamente si girò verso il Re di Persia. Il suo volto era raggiante. Maria gli fece un cenno di avvicinarsi. Lui si fece avanti imbarazzato e Maria depose dolcemente il bambino tra le braccia del Re che era a mani vuote.


 
 
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